Articolo di Greta Gazzaniga
Il ritorno all’attività della zecca di Mirandola
La copertura perfetta per un’attività illecita come la falsificazione di denaro è proprio quella di essere lo zecchiere che ha accesso al luogo e ai mezzi per compiere tale attività di sottobanco. È il caso della zecca di Mirandola e delle monete di Alessandro I Pico.
Le monete del primo duca di Mirandola costituiscono il gruppo più cospicuo della storia della zecca. Presentano, inoltre, esemplari di tutto rispetto, come le doppie e i ducatoni. Poniamo l’attenzione su una moneta coniata per la circolazione locale, soprattutto modenese e mantovana: il lotto 381 della nostra Asta 12, un 56 bolognini del 1618. Procediamo però per gradi. Perché la zecca di Mirandola è passata dall’aver coniato una sola moneta conosciuta sotto Galeotto III Pico a una ripresa così florida della propria attività sotto il suo successore? La produttività della zecca di Mirandola, come quella di molte altre zecche, era andata fortemente diminuendo per poi riprendersi all’inizio del XVII secolo.
La crisi di successione di Alessandro I Pico
Alessandro I Pico divenne signore di Mirandola nel 1602, dopo la morte di entrambi i fratelli. Per questo motivo dovette abbandonare la carriera ecclesiastica per immergersi nella politica. Nonostante il cambio di carriera, le cronache dell’epoca lo descrivono come un buon principe, benvoluto dal popolo. Aveva però un grande problema: non disponeva di un erede maschio a cui trasmettere il governo della città. Per essere precisi, aveva avuto un figlio maschio da una relazione extraconiugale, il che lo escludeva dalla successione. Dalla moglie legittima, invece, aveva avuto soltanto figlie femmine. Grazie alla sua politica e alle sue relazioni, riuscì ad ottenere il titolo di duca di Mirandola dall’imperatore Mattia del Sacro Romano Impero nel 1617. Solo successivamente, seppur con maggiori difficoltà, la legittimazione del figlio ai fini della successione.
I costi del ducato e la riapertura della zecca
Questa operazione costò al neoduca una cifra considerevole: ben 100.000 fiorini. Alcuni storici ipotizzano che il duca non avesse particolari problemi di liquidità. Altri, più recentemente, ritengono invece che, proprio per far fronte a tale spesa, egli abbia deciso di riaprire la zecca, chiusa ormai da quasi vent’anni, in vista di questo importante traguardo. A questo punto entra in scena il fantomatico zecchiere della zecca di Mirandola: Gian Agostino Rivarola. I documenti attestano che ottenne l’appalto della zecca nel 1623. Tuttavia, considerando che già l’anno successivo sarebbe stato processato per attività di falsificazione svolte all’interno della stessa zecca, è plausibile che detenesse tale incarico già da alcuni anni.
Il mistero delle sigle sui 56 bolognini
La moneta da 56 bolognini che presentiamo reca infatti la data 1618 e, soprattutto, la sigla dello zecchiere, “AR”. In alcuni esemplari, tuttavia, sotto il busto del duca compare la sigla “GAR”, con l’iniziale del primo nome, come nell’esemplare conservato nel Medagliere Romano. Queste monete appartenevano alla categoria delle monete a corso legale destinate alla circolazione locale. Erano realizzate con una percentuale di argento inferiore rispetto ai ducatoni, ma non si può negare la straordinaria abilità dell’incisore che le realizzò.
Asta 12, Lotto 381, MIRANDOLA Alessandro I Pico (1602-1637) 56 Bolognini 1618
L’inganno dello zecchiere e il valore collezionistico
Tale precisione, tuttavia, non era casuale. La moneta da 56 bolognini aveva infatti le stesse dimensioni di un tallero, che possedeva però il doppio del valore e un contenuto d’argento superiore, tanto da poter essere facilmente confuso con essa. Lo zecchiere, per depistare eventuali accuse, aveva inserito il valore “56” sotto il busto del duca. Nonostante l’attività illecita, non si può negare che la monetazione di Alessandro I Pico sia tra le più abbondanti e qualitativamente elevate della storia della zecca di Mirandola. La sua rarità la rende ancora oggi un ambito obiettivo per ogni collezionista della monetazione italiana del Seicento.
Per approfondire:
- Sfoglia il catalogo dell’Asta Numismatica 12
- Leggi il blog post Storia, arte e rarità del mezzo testone di Federico II Gonzaga
- Leggi il blog post Mezza Lira 1562 P: l’immagine del principe gentile
- Leggi il blog post Il Pierreale d’oro di Pietro I: storia, simboli e segreti di una moneta unica al mondo
