Articolo di Greta Gazzaniga
Bologna nel XV secolo: instabilità politica e nuovi equilibri di potere
Nel XV secolo Bologna sta attraversando un periodo di intenso furore politico, durante il quale tre grandi poteri si contendono il controllo della città. Vi sono, infatti, lo Stato Pontificio, il governo autonomo della città e, infine, la famiglia Bentivoglio, che tenta di impossessarsi della città. Verso la metà del secolo si giunge a un’organizzazione amministrativa che vede i Riformatori dello Stato della Libertà (sedici riformatori) detenere il potere cittadino. Il pontefice Niccolò V riconosce questa piccola oligarchia nei suoi capitula, ossia documenti ufficiali nei quali sono ben delineati sia i doveri dei sedici riformatori sia quelli dello Stato della Chiesa nei confronti della città.
Il bolognino d’oro: caratteristiche e iconografia
I bolognini d’oro appaiono a Bologna a partire dal 1379-1380 e sono coniati con lo stesso peso, valore e qualità del metallo dei ducati veneti e dei fiorini fiorentini. Al dritto è presente il leone rampante che tiene il vessillo crociato con la legenda BONONIA DOCET; accanto si trova il simbolo dello zecchiere. Al rovescio si trova San Pietro in piedi, con la legenda S. PETRVS APOSTOLVS e, accanto, il simbolo papale.
Attribuzione al pontificato di Niccolò V
Il bolognino presentato nella nostra Asta 12, lotto 613, viene comunemente associato al pontificato di Niccolò V. Verso l’inizio del secolo scorso non era stato attribuito a un preciso periodo storico di coniazione e veniva collocato tra le monete anonime del XIV e XV secolo. Autori più recenti, come Muntoni o Chimienti, attribuiscono questa moneta al pontificato di Niccolò V. Le ragioni sono sia stilistiche, ma anche perché il simbolo delle chiavi decussate, presente accanto alla figura di San Pietro, era lo stemma personale del pontefice.
Asta Numismatica 12, Lotto 613, Nicolò V (1447-1455) Bologna – Bolognino d’oro
Stemmi papali e maestri di zecca: le evidenze documentarie
Come riportano i documenti ufficiali della zecca, su queste monete compaiono gli stemmi dei papi e i segni dei maestri di zecca. Nella moneta presente nella nostra asta troviamo le chiavi decussate sormontate dal triregno e il simbolo di uno zecchiere ancora oggi sconosciuto. Dai documenti dell’epoca sappiamo che nell’anno 1455 i maestri di zecca di Bologna erano Benedetto di Antonio del Montone, il cui simbolo è stato identificato nella lettera M all’interno del globo crocigero, e Bartolomeo Mino Rossi, del quale non si conosce il simbolo.
Il mistero del monogramma “GF”
Su questo bolognino si può notare un monogramma “GF” sormontato da una croce, che non sembrerebbe riconducibile all’altro zecchiere noto. I documenti precisano inoltre che a Bologna giunsero anche zecchieri da fuori città per contribuire al lavoro della zecca, tra cui Pietro di Bertolino Maestri da Reggio e Francesco Ferini, maestro di zecca a Firenze. Tuttavia, non si conosce con precisione il loro ruolo all’interno della zecca e questo rimane un mistero che potrà essere chiarito solo con l’eventuale emersione di nuovi documenti.
Questo bolognino con il segno di zecchiere ignoto, insieme a quello recante il segno di zecca di Benedetto di Antonio del Montone, rientra tra le monete papali coniate a Bologna. È considerato una delle emissioni più rare del capoluogo emiliano.
Per approfondire:
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