Articolo di Greta Gazzaniga
Il contesto storico ed economico: Genova all’inizio del XIV secolo
Genova, come molte altre città italiane, inizia il XIV secolo con un periodo di crisi politica ed economica. Verso la fine del XIII secolo, il divario tra Guelfi e Ghibellini condusse la città a una guerra civile che portò la popolazione ad assistere a quarant’anni di governo altalenante tra un partito e l’altro, nonché a periodi di signorie esterne.
Inoltre, con l’introduzione della moneta in oro nel secolo precedente, tutta l’Italia dovette modificare la propria monetazione per adeguarsi ai nuovi standard economici. Anche Genova non fece eccezione ed emise i genovini d’oro a partire dal 1252, passando definitivamente da un sistema monetario bimetallico a uno trimetallico. Questa moneta, nei documenti dell’epoca, è conosciuta come “fiorino genovese”, poiché doveva essere uguale per peso, valore e purezza al fiorino di Firenze.
Il genovino di terza tipologia: caratteristiche e stile
Oggi presentiamo un genovino definito della terza tipologia. Queste monete presentano due caratteristiche ben definite che le collocano cronologicamente tra il 1305-1306 e il 1339, periodo in cui alcuni nominali emessi da Genova vengono rinnovati e modificati.
Innanzitutto, rispetto ai genovini precedenti, hanno un peso maggiore, che raggiunge circa 3,53 grammi. In secondo luogo, la legenda diventa più articolata: al diritto si trova la scritta CONRADVS REX ROMANORVM, mentre al rovescio IANVA QVAM DEVS PROTEGAT.
Stilisticamente si mantengono i dettagli della precedente monetazione gotica, con rosette e trifogli in una cornice a otto lobi; al centro compaiono la porta al diritto e la croce patente al rovescio. Questo cambiamento è da ricondurre allo stretto rapporto tra il genovino d’oro e il grosso d’argento, il quale aumenta anch’esso il proprio peso fino a circa 2,90 grammi.
Il simbolo dell’Aquila e l’impronta ghibellina
Il problema principale della monetazione genovese riguarda la datazione precisa. Prima che Simone Boccanegra diventasse doge della città (1339), tutta la produzione monetaria era formalmente riconducibile a Corrado III (II) di Svevia e presentava sempre la rappresentazione stilizzata delle porte della città o di un edificio fortificato (IANUA in latino significa “porta”), oltre alla croce patente.
Tuttavia, in questi trent’anni si iniziano a trovare sulle monete simboli che permettono di restringere il campo cronologico. Le monete cosiddette “guelfe” o “ghibelline” si distinguono infatti in base al simbolo presente alla fine della legenda al rovescio: rispettivamente un leone o l’aquila imperiale.
Asta 12, Lotto 271, GENOVA Governo ghibellino (1334-1336) Genovino
In questo caso, il lotto 271 presentato nella nostra Asta 12, si tratta di un genovino ghibellino, poiché è ben visibile l’aquila. Le monete ghibelline sono più rare rispetto a quelle guelfe, in quanto furono emesse per un periodo più breve.
Il quadro politico e le nuove ipotesi sulla datazione del Genovino Ghibellino
Dopo una fase di instabilità politica, la città fu posta sotto il controllo di Enrico VII di Lussemburgo a partire dal 1309; alla sua morte, nel 1313, scoppiò una nuova guerra civile. Tra il 1314 e il 1317 Genova fu governata dal partito ghibellino, ma successivamente i guelfi riuscirono a trasferire il potere a Roberto d’Angiò, detto “il Saggio”, che rimase al governo fino alla sua morte nel 1335. In seguito, il partito ghibellino prevalse con un’ultima rivolta, favorendo l’ascesa di Simone Boccanegra, primo doge di Genova, e l’inizio del periodo cosiddetto ducale.
La datazione di questo genovino è generalmente collocata dagli studiosi tra il 1334 e il 1336. Tuttavia, ricerche più recenti ipotizzano che essa possa essere anticipata al periodo 1311–1313, in corrispondenza del primo governo ghibellino.
Questo dubbio nasce da un confronto con il genovino guelfo. Mantenendo la datazione tradizionale, quest’ultimo sarebbe stato coniato tra il 1317 e il 1335, un arco di tempo molto lungo durante il quale la zecca avrebbe prodotto un’unica tipologia senza varianti, situazione piuttosto anomala.
Ciò farebbe supporre che entrambe le versioni del genovino siano state coniate in periodi più brevi e circoscritti: le emissioni ghibelline tra il 1311 e il 1313, in concomitanza con il regno di Enrico VII di Lussemburgo, sostenuto dal partito ghibellino; e quelle guelfe a partire dal 1317, in relazione alla rivolta che portò all’insediamento di Roberto d’Angiò. Purtroppo, a sostegno di questa ipotesi non esistono ancora prove definitive.
Una rara testimonianza per i collezionisti: il Genovino Ghibellino nell’Asta 12
La loro coniazione, avvenuta in un arco di tempo così ristretto, rende queste monete una straordinaria rarità numismatica. A dispetto delle forti tensioni dell’epoca, la zecca genovese riuscì a garantire una qualità di fattura eccezionale, conquistando da sempre l’interesse dei collezionisti più esigenti. Trovarne un esemplare in così perfetto stato di conservazione è un’occasione più unica che rara!
Per approfondire:
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