Il Mezzo Scudo di Filippo II d’Asburgo: un capolavoro nato da un fallimento

Articolo di Greta Gazzaniga

Un nuovo sovrano per Milano e la nascita del mezzo scudo

Quando l’imperatore Carlo V decide di abdicare in favore del figlio, lascia a Filippo II diversi stati da governare, ovvero il Regno di Spagna, i Paesi Bassi spagnoli e, in Italia, il Ducato di Milano e i regni di Napoli, Sardegna e Sicilia.

Nel ducato milanese, il nuovo re comincia già a coniare moneta nel 1554. Per il mezzo scudo, presentato nella nostra Asta 12 al lotto 340, qui presentato gli studiosi sono tutti concordi nel ritenere che sia stato coniato tra il 1556 e il 1557.

Nomisma Aste, Asta 12, Lotto 340, MILANO Filippo II d'Asburgo (1554-1598) Mezzo Scudo

Asta 12, Lotto 340, MILANO Filippo II d’Asburgo (1554-1598) Mezzo Scudo 

Si tratta di una moneta che, al dritto, presenta il ritratto del sovrano armato con il collare del Toson d’oro, iconografia tipica di Filippo II che lo accompagnerà per tutta la vita. Al rovescio viene rappresentato il patrono della città di Milano, Sant’Ambrogio, nell’atto di cacciare gli ariani ai suoi piedi con uno staffile.

A una prima impressione potrebbe sembrare un’iconografia perfettamente normale e in linea con le rappresentazioni del santo anche in altre opere del tempo. Invece, con un occhio attento è possibile individuare elementi che stonano.

Il sogno ambizioso (e fallito) di Leone Leoni

L’arte della coniazione, come tutti gli ambiti artistici, non è estranea al copiare o al prendere ispirazione da altri lavori, e questo è proprio uno di quei casi.

Questa storia comincia con un fallimento: circa dieci anni prima lavorava presso la zecca di Milano Leone Leoni, noto scultore e medaglista italiano, entrato nelle grazie dell’imperatore Carlo V. Egli voleva realizzare per il sovrano una composizione molto ambiziosa per uno scudo, con al rovescio la Titanomachia, in onore della vittoria che l’esercito spagnolo aveva conseguito sulla Lega di Smalcalda nella battaglia di Mühlberg (1547).

Lo stesso Leone, infatti, aveva già realizzato nel 1549 una medaglia con al dritto il busto dell’imperatore e al rovescio la Titanomachia, un soggetto molto caotico e ricco di figure, magnificamente organizzate nello spazio, a indicare la sua passione per la scultura monumentale.

L’artista voleva riportare questo soggetto sullo scudo milanese, ma lo spazio ridotto e la scarsa capacità degli operatori della zecca resero l’impresa impossibile da realizzare secondo le sue aspettative. Così, oggi si conoscono i conî di questo scudo con piccole variazioni tra loro e pochissimi esemplari della moneta.

L’ingegnoso riutilizzo: dai Giganti agli Ariani

Nonostante il fallimento del progetto, i conî rimasero in zecca. Quando Filippo II succedette al padre nel governo del ducato, si rese necessario aggiornare la monetazione e Leone Leoni si trovò a lavorare anche per il nuovo re. Forse per non sprecare del tutto il lavoro già svolto, si decise, in accordo con la zecca, di recuperare alcune figure dei giganti presenti nella Titanomachia e di inserirle in questo mezzo scudo, trasformandole negli ariani.

Se si esaminano i rovesci dello scudo con la Titanomachia e del mezzo scudo di Filippo II, è possibile riconoscere alcune di queste figure. La figura di Sant’Ambrogio, invece, viene ripresa dai conî delle monete da 5 soldi, sempre di Filippo II.

Il mistero dello staffile: la leggenda di Parabiago

Una piccola curiosità riguarda la figura del santo: nella sua vita Ambrogio si schierò sempre contro l’arianesimo, ma non esistono episodi documentati di violenza nei confronti degli eretici. Perché allora questa rappresentazione combattiva?

La risposta si trova quasi duecento anni prima, durante la battaglia di Parabiago del 1339. In quell’occasione Luchino Visconti e Lodrisio Visconti si scontrarono per il controllo della città di Milano. Secondo la tradizione, durante la battaglia il santo apparve a cavallo, spaventando l’esercito della Compagnia di San Giorgio guidato da Lodrisio e favorendo così la vittoria di Luchino Visconti.

A partire da quel momento, sulle monete milanesi comparve la figura del santo non più nell’atto di benedire, ma armato di staffile e pastorale.

Un capolavoro di manierismo numismatico

In conclusione, si può affermare che questa moneta rappresenti sicuramente un esempio superbo di manierismo numismatico. Indubbiamente è anche il risultato di un vero e proprio “collage”, o “patchwork“, di più elementi che hanno contribuito a creare una delle emissioni più raffinate della Milano di Filippo II d’Asburgo.

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