Il Pierreale d’oro di Pietro I: storia, simboli e segreti di una moneta unica al mondo

Articolo di Greta Gazzaniga

Un pezzo unico in asta: il Pierreale d’oro di Pietro I d’Aragona

Al lotto 326 della nostra Asta 12 si trova una moneta molto particolare, che rappresenta un unicum nel suo genere ed è la capostipite della nuova monetazione della Sicilia. Parliamo infatti del Pierreale d’oro di Pietro I d’Aragona, nuovo re di Sicilia, con il quale avrà inizio la dinastia aragonese sull’isola.

Dai Vespri Siciliani all’ascesa del nuovo Re

Pietro, in verità, non era destinato al trono siciliano. Tuttavia, una serie di avvenimenti avevano portato tra i siciliani un crescente scontento nei confronti del loro sovrano, Carlo d’Angiò. A causa delle oppressive politiche fiscali e del malcontento nei confronti del governo francese, il 30 marzo 1282 a Palermo scoppiò una rivolta volta a sopprimere il potere francese, evento ricordato come “Vespri siciliani”. Così, a partire da questo momento, la ribellione si estese a macchia d’olio dalla città di Palermo a tutta l’isola, costringendo Carlo a intervenire militarmente per sedarla.

A questo punto venne interpellato Pietro III d’Aragona, marito di Costanza di Hohenstaufen. Costanza era figlia dell’ultimo re svevo, Manfredi, morto nel 1266 durante la battaglia di Benevento. Cogliendo l’occasione per ottenere il Regno di Sicilia, Pietro non tardò a giungere sull’isola per affiancarsi ai rivoltosi. Si autoproclamò, dunque re di Sicilia nell’autunno del 1282.

Il simbolismo della moneta: legittimazione e propaganda

Probabilmente già prima dell’effettiva incoronazione si cominciò a battere moneta con il nome di Pietro. La moneta, infatti, rappresentava il biglietto da visita del nuovo regnante. Sulle monete di Pietro e Costanza si decise infatti di incidere, sia sui Pierreali d’argento sia su quelli d’oro, lo stemma d’Aragona a nome di Pietro e l’aquila degli Hohenstaufen di Costanza. Questo a testimonianza del fatto che, in quanto erede diretta dell’ultimo re svevo di Sicilia, suo marito avesse ulteriore diritto a rivendicare il trono al posto dell’usurpatore Carlo d’Angiò.

Nei Pierreali d’oro la legenda è disposta su due ordini, uno in un cerchio interno e uno in un cerchio esterno. In uno vengono riportati i nomi dei due regnanti, mentre a ciascuno viene associata una frase diversa. Dal lato di Costanza viene ripresa la stessa formula presente sugli Ecu d’or di Luigi IX di Francia (San Luigi), coniati per l’incoronazione del sovrano francese (“XPS VINCIT XPS REGNAT XPS IMPAT”), sempre per sottolineare l’importanza della sua discendenza. Se sulla moneta viene chiarita l’importanza di Costanza, il nome stesso della moneta costituisce un chiaro riferimento al sovrano. “Pierreale”, infatti, significa letteralmente “il reale di Pietro”, a sottolineare la nuova monetazione introdotta dal re.

Nomisma Aste, Asta 12, Lotto 326,  MESSINA Pietro d’Aragona da solo (1282) Pierreale

Asta 12, Lotto 326, MESSINA Pietro d’Aragona da solo (1282) Pierreale

L’eccezionalità del lotto 326: un errore o una prova di conio?

La moneta in questione presenta però una particolarità che la rende unica: entrambe le facce riportano soltanto la parte dedicata al re Pietro. Inizialmente si pensò a un errore, ma oggi gli esperti concordano sul fatto che potrebbe trattarsi di una sorta di prova, appartenente alle primissime emissioni della moneta. Fino a oggi non sono stati rinvenuti altri esemplari simili.

I misteri della Zecca di Messina e il fascino di un unicum

Purtroppo non sappiamo con certezza chi fossero gli zecchieri che avevano in gestione la zecca di Messina. Si sa che, prima della caduta del governo angioino, gli ultimi responsabili accertati furono Giovanni Laconia e Ruggero de Mastrangelo (1280-1281). Quest’ultimo, tra l’altro, avrebbe avuto un ruolo di rilievo durante la rivolta dei Vespri siciliani. In un documento del 19 aprile 1283 viene riportato un certo Raimondo Romano. Costui, secondo alcune interpretazioni, risulterebbe essere il nuovo maestro di zecca; oggi, tuttavia, gli storici tendono a discostarsi da questa lettura. Il documento originale risulterebbe infatti danneggiato e di difficile comprensione, e non è ben chiaro quale fosse il ruolo di questo enigmatico personaggio.

Questa moneta, oltre a essere in eccellente stato di conservazione, rappresenta un unicum numismatico. Cela, infatti, ancora una storia non del tutto raccontata e che, si spera, un giorno potrà essere finalmente svelata.

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