Un eccezionale testone di papa Paolo III

Articolo di Antonio Alejandro Piccolo

Vi invitiamo quest’oggi, cari lettori del nostro blog a focalizzare l’attenzione su di uno straordinario testone di Paolo III (1534-1549). Questa magnifica moneta venne coniata nella zecca di Macerata nel suo XII anno di pontificato, corrispondente al novembre 1545 – ottobre 1546.

L’esemplare che nello specifico prenderemo in considerazione è quello della Collezione Paolo Benatti, esitata nella nostra Asta 7, al lotto 1525. La moneta, a sua volta, proveniva dall’altrettanto prestigiosa asta Varesi – APNB, ottobre 2016, lotto 780.

Nomisma Aste, Asta 7 - Collezione Benatti, Lotto 1525, Paolo III (1534-1549) Macerata - Testone An. XII - Munt. 134; MIR 925 (questo esemplare) AG (g 9,85) RRRR

Asta 7 – Collezione Paolo Benatti, Lotto 1525, Paolo III (1534-1549) Macerata – Testone An. XII – Munt. 134; MIR 925 (questo esemplare) AG (g 9,85) RRRR

La nascita del testone

Come nominale, il testone fece la sua comparsa nella monetazione papale proprio durante il pontificato di Paolo III. La sua emissione si ritrova determinata nei Capitoli della zecca di Roma dell’ottobre 1545, quando gli zecchieri erano Vincenzo Castelli, assieme a Lorenzo e Giambattista degli Albizzi. La sua denominazione ufficiale era triplice paolo, corrispondente al valore di 3 paoli o giulii.

Il testone di Paolo III

Al dritto troviamo un ritratto dell’ormai anziano papa, la cui tempia è solcata da una profonda e ramificata ruga.

Paolo III, al secolo Alessandro, figlio di Pier Luigi Farnese e di Giovannella Caetani era nato a Canino, in Tuscia, nel lontano 28 febbraio 1468. Il ritratto è dunque quello di un uomo di 78 anni, un’età davvero notevole per l’epoca, a cui il pontefice ne aggiunse ancora altri tre, morendo il 10 novembre 1549, ad 81 anni. Nonostante gli anni, non trovate anche voi che il papa mostri ancora una vigorosa cera?

La lunga barba, che il pontefice aveva sempre portato, e la calvizie lo rendono vicino anche nella fisionomia al suo santo eponimo. Infatti, san Paolo è studiatamente presente nella composizione:

  • lo vediamo, entro una nicchia, sulla spalla del piviale, combattivamente raffigurato a spada sguainata
  • e, ancora, sulla grande fibula pettorale che abbottona lo stesso paramento, troviamo la sua testa accollata a quella di san Pietro.

In tre angoli del piviale è possibile notare, dove più, dove meno, i gigli di casa Farnese, derivati da quello di Firenze, per il cui stato diversi uomini d’arme della casata del papa avevano prestato in passato i loro mercenari servigi.

Il rovescio della moneta

La bellicosità del san Paolo sul piviale non è però da riferirsi ai trascorsi dei Farnese, ma ad eventi contestuali a quegli anni, che l’analisi del rovescio della moneta ci permetterà di chiarire. Qui troviamo rappresentato l’episodio di Gesù dodicenne che, in piedi su di un piedistallo, discute nel Tempio tra i dottori, dei senescenti vegliardi abbigliati all’antica.

Molto probabilmente il tipo fa riferimento al Concilio di Trento, indetto dallo stesso pontefice e la spada sguainata di san Paolo al dritto ne è un richiamo correlato. Essa infatti alluderebbe alla battaglia dottrinale mossa dal papa in risposta alla Riforma protestante.

In esergo troviamo il locativo abbreviato della zecca di Macerata. Sotto tre mazze di ferro, disposte a ventaglio, simbolo araldico di Mazzeo Mazzei, zecchiere in Ancona e Macerata durante il pontificato di Paolo III e successori.

Oltre che in questa zecca, l’emissione fu prodotta anche a Camerino ed a Roma, dove questi conî di magistrale esecuzione furono approntati da Giangiacomo Bonzagni di Parma o da Alessandro Cesati, detto il Grechetto.

In definitiva, una moneta di estrema rarità, che inaugura in modo strepitoso la serie dei testoni papali, dal fascino intramontabile.

Per approfondire: