L’intricata storia dello Scudo d’oro del sole di Giulio II

Articolo di Greta Gazzaniga

La zecca di Avignone e il capolavoro di Giulio II

La città di Avignone divenne uno dei possedimenti dello Stato Pontificio e una delle zecche ufficiali papali, iniziando la propria attività tra il 1351 e il 1353. Purtroppo le informazioni relative alle attività della zecca sono molto limitate per alcuni periodi storici, ma i veri documenti che ne certificano l’operato, ossia le monete, possono raccontare molto della sua storia.

Nella nostra Asta 12 era presente uno scudo d’oro del sole, lotto 620, coniato ad Avignone sotto Giulio II Della Rovere, celebre papa mecenate di grandi artisti, tra cui Michelangelo Buonarroti. Il pontefice fece coniare in questa città tre nominali conosciuti: lo scudo d’oro del sole e due monete in bassa lega, il “petit denier” e il “douzain”. L’emissione in oro e il “douzain” presentano una particolarità: per la prima volta dall’apertura della zecca compare il nome del legato pontificio, ovvero Georges d’Amboise, celebre rivale di Giuliano Della Rovere nella corsa al soglio di Pietro.

Georges d’Amboise: l’alleanza politica che aprì i confini francesi

Sebbene fortemente antagonista sul piano politico, il cardinale francese Georges d’Amboise era perfetto come legato ad Avignone. Era, infatti, un fidato consigliere del re di Francia Luigi XII e questo permetteva di mantenere un legame molto saldo con il regno francese. Inoltre, risultava di grande importanza dal punto di vista numismatico, poiché grazie alla sua influenza gli scudi d’oro coniati ad Avignone potevano circolare anche nel regno di Francia in quanto erano simili agli scudi d’oro coniati ad Avignone da Nicola V (1447-1455) con lo stemma di Pierre de Foix.

Il declino della zecca e il piano di rilancio di Paolo III

Le poche notizie storiche riportano infatti che, dopo la morte di Georges d’Amboise, la zecca di Avignone subì una brusca battuta d’arresto, soprattutto per quanto riguarda la coniazione delle emissioni auree. La ripresa della battitura di queste ultime avvenne anni dopo, sotto il pontificato di Paolo III in due riprese.

Una lettera datata 13 luglio 1535 conferma che furono battuti 174 scudi d’oro con lo stemma del primo legato di Avignone, ovvero Francesco-Guglielmo de Clemont-Lodève. Successivamente anche il cardinale Alessandro Farnese, in carica dal 1541 come delegato puntificio della città, cercò informazioni su come riattivare la coniazione di monete d’oro e, in una lettera indirizzata ad un suo fidato collaboratore, monsignor Camillo Mentovani (Camille Mentuato), si parla proprio di come ai tempi del cardinale d’Amboise le monete avessero libera circolazione in tutta la Francia.

Il mistero delle antiche “patenti” e il ruolo di Dordini

Non essendoci più un legame altrettanto saldo con la corte francese, il collaboratore del cardinale suggerì di prendere come modello le monete circolanti in Francia all’epoca del legato d’Amboise e di ripartire da quelle come base per la nuova monetazione.

Dalla lettera sembrerebbe che queste “patenti” — ossia i documenti ufficiali che dovevano avere i nominali emessi dalla zecca — fossero in possesso di un certo Hieronimo Dordini (Jérôme Bordini), che si presentava come maestro della zecca di Avignone. Già nella lettera, tuttavia, si parla della sua esclusione dal progetto di riapertura della zecca.

Le varianti degli zecchieri italiani e la simbologia dello scudo d’oro del sole

A parte questa testimonianza, non ci sono pervenuti documenti del periodo di Giulio II che confermino chi fossero gli zecchieri di Avignone; pertanto, queste informazioni non possono essere considerate certe.

Tuttavia, dello scudo d’oro del sole coniato ad Avignone sotto Giulio II si conoscono tre varianti, distinguibili dalla lettera dello zecchiere posta in fondo alla legenda sia al dritto che al rovescio.

L’esemplare presente nella nostra asta, lotto 620, riporta la lettera “T”, ma sono note anche varianti con le lettere “D” e “V”. Anche se non è possibile stabilire con certezza a chi corrispondessero, si può ipotizzare che si trattasse di zecchieri italiani, poiché alla zecca di Avignone vi sono già testimonianze precedenti della presenza di maestranze italiane ma in mancanza di documenti d’archivio questa ipotesi non può essere confermata.

Nomisma Aste, Asta 12, Lotto 620, Giulio II (1503-1513) Avignone - Scudo d'oro del sole

Asta 12, Lotto 620, Giulio II (1503-1513) Avignone – Scudo d’oro del sole

Lo scudo d’oro del sole di Giulio II presenta al dritto il classico triregno che sormonta le chiavi decussate, simbolo dello Stato Pontificio. Al rovescio invece troviamo la croce, personalizzata agli estremi dei bracci con foglie di quercia e ghiande, chiaro richiamo allo stemma della famiglia Della Rovere.

Sebbene al rovescio siano presenti segni di ribattitura, non si può mettere in discussione l’importanza storica e numismatica di questa moneta. È, infatti, una testimonianza di come anche tra due personalità antagoniste possa nascere una solida collaborazione, nonché esemplare che ogni collezionista desidererebbe possedere.

Per approfondire: